La Psiconcologia, un punto d’incontro tra Professionista e il Paziente per diventare sostegno importante

La Psiconcologia è una disciplina relativamente recente, essa è andata sviluppandosi dagli anni ‘50/’60. Non si potrebbe parlare di Psiconcologia senza citare Elizabeth Kubler Ross, considerata la pioniera degli studi riguardanti i malati terminali negli anni ’60. Durante i suoi anni di lavoro a contatto con i morenti, la psichiatra definì cinque fasi psicologiche che vivono le persone nel periodo che precede la fine della vita. Quando la psicologia viene in aiuto in un momento della vita molto delicato come quello del cancro, nasce la Psiconcologia, disciplina che si propone di sostenere il soggetto malato e le persone che lo circondano, in modo professionale e competente. La malattia tumorale nell’immaginario collettivo viene considerata un’affezione misteriosa e distruttiva, che in molti casi porta alla morte (Amadori et al, 2002). Gli studi di Elizabeth Kubler Ross segnano l’inizio di un nuovo approccio al malato oncologico, il quale viene visto non solo come malato, ma come persona affetta da una malattia. In particolare viene suggerito un approccio olistico del paziente, volto ad osservare non solo la componente biologica, ma anche quella psicologica, sociale e spirituale. Si tratta, dunque, di una disciplina che interessa più figure professionali, dal medico allo psicologo, dall’infermiere all’assistente sociale, il cui scopo è quello di garantire una migliore qualità di vita alla persona nel suo complesso. Questa disciplina propone di considerare il paziente non solo rispetto alla sua sola componente fisica, ovvero la sua malattia, ma anche rispetto a tutti gli altri fattori propri della persona: fattori psicologici, spirituali e sociali. Il cancro è un evento destabilizzante nella vita della persona, per curare la malattia non è abbastanza curare l’affezione fisica, ma è importante porre l’attenzione anche sull’esperienza di vita della persona, sulla sua rete familiare e sociale; accogliere i bisogni e i desideri che egli esprime, cercando, ove possibile, di soddisfarli. Luigi Grassi (2003) propone cinque categorie di bisogni che il malato esprime:

  • Bisogni fisiologici: i bisogni come ad esempio il sonno, la fame, il dolore fisico
  • Bisogni di sicurezza: il bisogno di non sentirsi ingannati o abbandonati
  • Bisogni di appartenenza: il bisogno di poter esprimere i propri pensieri e le proprie emozioni
  • Bisogni di autostima: il bisogno di sentirsi apprezzati e di poter mantenere il proprio ruolo
  • Bisogni di autorealizzazione: il bisogno di poter esprimere i propri progetti e desideri per il futuro

Un ulteriore aspetto rilevante che emerge in ambito oncologico è la comunicazione con il paziente: essa può divenire difficoltosa, soprattutto nel caso vi fossero brutte notizie da annunciare, (L. Grassi 2003) facilitare la comunicazione con il paziente e con la sua famiglia: utilizzo delle tecniche per  la formulazione di domande aperte per approfondire ciò che emerge, la precisazione e il chiarimento, chiedendo al paziente di specificare alcuni dettagli e la facilitazione, impiegando formule come “certo”, “capisco”, volte a incoraggiare il racconto dell’utente.

Cos'è la psiconcologia?

La persona e la famiglia e il CANCRO

Il cancro non coinvolge solo la persona malata, ma anche il suo sistema familiare. La diagnosi di cancro fatta ad una persona provoca reazioni di shock anche nella famiglia, la quale, in quanto sistema, deve riorganizzarsi per ritrovare un proprio equilibrio. Non sempre questo succede, capita che alcune famiglie, già con problematiche legate al loro vissuto, si ritrovino in una condizione di instabilità. Da considerare, infine, che il sistema famiglia è composto dai singoli individui, ognuno dei quali avrà atteggiamenti diversi nei confronti della malattia (Amadori et al., 2002). Come può capitare che i tempi del paziente non siano quelli dell’équipe curante, può capitare che i tempi del paziente di fronte all’elaborazione della diagnosi, alle terapie e alla prognosi, siano diversi da quelli del familiare.  Per lo Psiconcologo è importante comprendere non solo la persona stessa, ma anche il sistema familiare che la circonda, il quale può essere, o non essere, una valida risorsa per sostenere il paziente e garantirgli una buona qualità di vita. La Psicologia inizialmente decise di occuparsi dei casi di pazienti affetti da tumore quando iniziò a notare che alcuni di essi avevano reazioni esagerate alla notizia della malattia. Al contrario di molti che prendevano coscienza della patologia e accettavano di curarsi senza troppi dubbi o incertezze, alcuni pazienti reagivano manifestando fobie, ansia, stress, aggressività, depressione, tendenza al suicidio, disturbi alimentari e del sonno. Inoltre, erano accusati disagi psicosomatici come dimorfismo corporeo (la percezione del proprio corpo diversa da quello che è nella realtà) e ipocondrismo. Questi atteggiamenti, impossibili da ignorare, attirarono l’attenzione anche di psichiatri e medici, interessati dai processi mentali innescati dalla malattia. Per questo si occupa per l’applicazione delle discipline psicologiche a quelle strettamente mediche, evidenziando come le prime siano in grado far considerare il paziente sotto tutti i punti di vista, ovvero nella sua globalità. Approccio, questo, che implica un interessamento a 360 gradi sia della figura dell’oncologo che di quella dello psicologo. La Psiconcologia, essendo una fusione di principi di entrambe le specializzazioni, risulta essere un perfetto metodo per comprende gli aspetti emotivi, sociali, personali e pratici attraverso i quali il tumore può influenzare la vita del soggetto che ne è affetto. Le implicazioni che tale malattia può avere sulla vita quotidiana sono molte: accade a volte che il disagio generato da uno stato di salute compromesso condizioni l’evoluzione della patologia stessa e non solo la vita di ogni giorno. La Psiconcologia mira quindi a migliorare la qualità della vita dei pazienti affetti da neoplasie e ad entrare nel loro universo più intimo, per aiutarli a condurre un’esistenza a stretto contatto con una malattia spesso invalidante, che genera importanti disagi psicologici. Questa disciplina si divide in due tipi di approccio analitico: il primo analizza il rapporto della persona con la malattia, aiuta il paziente ad accettare la sua situazione e osserva i miglioramenti generati dal suo intervento. Il suo compito è anche quello di supportare il paziente qualora insorgano psicosi, depressioneansia e tutte quelle conseguenze psicologiche causate del tumore.

Con gli anni, la percezione di questo terribile male sta mutando e, da tempo, non è più considerato mortale: questo grazie anche alla Psiconcologia, che ha contribuito a modificare la valutazione sociale del tumore nella coscienza collettiva. La medicina ha fatto, e sta facendo, passi da gigante a riguardo, scoprendo ogni giorno cure, tecniche e terapie in grado di sconfiggere questo male. Tutto ciò contribuisce nell’insieme a donare fiducia nel pazienti, che riescono quindi a tenere lontane le patologie mentali cui sarebbero soggetti se si sentissero soli e in balìa della cancro. Il secondo approccio si concentra sugli aspetti pratici e sul legame corpo/mente. Accade spesso che i malati somatizzino sul fisico le ansie e le paure generate a loro volta da una reale malattia, innescando un circolo vizioso da cui è difficile uscire. Altre volte, una condizione psicologica particolare può facilitare l’insorgere delle patologie, il che evidenzia particolarmente il grande potere della mente sul corpo. Sulla base di ciò, la Psiconcologia analizza tali sinergie e in che modo queste vengono a crearsi, cercando inoltre di impedire tali meccanismi mentali, pericolosi per la salute.

La psiconcologia

La persona e la famiglia e il CANCRO

Il cancro non coinvolge solo la persona malata, ma anche il suo sistema familiare. La diagnosi di cancro fatta ad una persona provoca reazioni di shock anche nella famiglia, la quale, in quanto sistema, deve riorganizzarsi per ritrovare un proprio equilibrio. Non sempre questo succede, capita che alcune famiglie, già con problematiche legate al loro vissuto, si ritrovino in una condizione di instabilità. Da considerare, infine, che il sistema famiglia è composto dai singoli individui, ognuno dei quali avrà atteggiamenti diversi nei confronti della malattia (Amadori et al., 2002). Come può capitare che i tempi del paziente non siano quelli dell’équipe curante, può capitare che i tempi del paziente di fronte all’elaborazione della diagnosi, alle terapie e alla prognosi, siano diversi da quelli del familiare.  Per lo Psiconcologo è importante comprendere non solo la persona stessa, ma anche il sistema familiare che la circonda, il quale può essere, o non essere, una valida risorsa per sostenere il paziente e garantirgli una buona qualità di vita. La Psicologia inizialmente decise di occuparsi dei casi di pazienti affetti da tumore quando iniziò a notare che alcuni di essi avevano reazioni esagerate alla notizia della malattia. Al contrario di molti che prendevano coscienza della patologia e accettavano di curarsi senza troppi dubbi o incertezze, alcuni pazienti reagivano manifestando fobie, ansia, stress, aggressività, depressione, tendenza al suicidio, disturbi alimentari e del sonno. Inoltre, erano accusati disagi psicosomatici come dimorfismo corporeo (la percezione del proprio corpo diversa da quello che è nella realtà) e ipocondrismo. Questi atteggiamenti, impossibili da ignorare, attirarono l’attenzione anche di psichiatri e medici, interessati dai processi mentali innescati dalla malattia. Per questo si occupa per l’applicazione delle discipline psicologiche a quelle strettamente mediche, evidenziando come le prime siano in grado far considerare il paziente sotto tutti i punti di vista, ovvero nella sua globalità. Approccio, questo, che implica un interessamento a 360 gradi sia della figura dell’oncologo che di quella dello psicologo. La Psiconcologia, essendo una fusione di principi di entrambe le specializzazioni, risulta essere un perfetto metodo per comprende gli aspetti emotivi, sociali, personali e pratici attraverso i quali il tumore può influenzare la vita del soggetto che ne è affetto. Le implicazioni che tale malattia può avere sulla vita quotidiana sono molte: accade a volte che il disagio generato da uno stato di salute compromesso condizioni l’evoluzione della patologia stessa e non solo la vita di ogni giorno. La Psiconcologia mira quindi a migliorare la qualità della vita dei pazienti affetti da neoplasie e ad entrare nel loro universo più intimo, per aiutarli a condurre un’esistenza a stretto contatto con una malattia spesso invalidante, che genera importanti disagi psicologici. Questa disciplina si divide in due tipi di approccio analitico: il primo analizza il rapporto della persona con la malattia, aiuta il paziente ad accettare la sua situazione e osserva i miglioramenti generati dal suo intervento. Il suo compito è anche quello di supportare il paziente qualora insorgano psicosi, depressioneansia e tutte quelle conseguenze psicologiche causate del tumore.

Con gli anni, la percezione di questo terribile male sta mutando e, da tempo, non è più considerato mortale: questo grazie anche alla Psiconcologia, che ha contribuito a modificare la valutazione sociale del tumore nella coscienza collettiva. La medicina ha fatto, e sta facendo, passi da gigante a riguardo, scoprendo ogni giorno cure, tecniche e terapie in grado di sconfiggere questo male. Tutto ciò contribuisce nell’insieme a donare fiducia nel pazienti, che riescono quindi a tenere lontane le patologie mentali cui sarebbero soggetti se si sentissero soli e in balìa della cancro. Il secondo approccio si concentra sugli aspetti pratici e sul legame corpo/mente. Accade spesso che i malati somatizzino sul fisico le ansie e le paure generate a loro volta da una reale malattia, innescando un circolo vizioso da cui è difficile uscire. Altre volte, una condizione psicologica particolare può facilitare l’insorgere delle patologie, il che evidenzia particolarmente il grande potere della mente sul corpo. Sulla base di ciò, la Psiconcologia analizza tali sinergie e in che modo queste vengono a crearsi, cercando inoltre di impedire tali meccanismi mentali, pericolosi per la salute.

La Psiconcologia e lo Psicoterapeuta Sistemico Relazionale

La malattia infatti irrompe all’interno del sistema familiare, ne ridefinisce ruoli e funzioni, scardina gli equilibri preesistenti. La reazione all’evento da parte della famiglia risulta essere parallela al decorso della malattia del paziente, distinguendosi anch'essa in fasi (shock, negazione, accettazione), non coincidenti comunque con quelle del soggetto in cura. Possiamo analizzare infatti l’impatto della malattia sul rapporto di coppia nel caso di neoplasia di uno dei membri, l’effetto sui figli nel caso di malattia di un genitore o gli effetti su genitori e fratelli nel caso di patologia dell’età infantile. Inoltre si possono individuare diversi aspetti che si vanno ad intrecciare e creano in modo complesso la reazione del nucleo familiare alla neoplasia:

-Stadio dello sviluppo della famiglia: la famiglia, come un individuo, "cresce" nel corso del tempo. Anche se mediamente un nucleo con maggiore "anzianità di servizio" è più solido, esso non è a riparo da problematiche interne dovute al dramma che sta vivendo, logicamente nuclei di diversa età avranno in tendenza reazioni differenti.

-Organizzazione familiare: le principali modalità di funzionamento familiare sono due ma racchiudono tra loro le più svariate alternative. La prima modalità è l’iper-coinvolgimento, la famiglia tenderà in questo caso ad essere iperprotettiva e invadente nei confronti del malato e dello staff medico. La seconda modalità è il distacco che comporta scarsa partecipazione e disinteresse nei confronti del membro malato. La struttura familiare ottimale è nel mezzo di questi due tipi e presenta caratteristiche di coesione ed intimità, espressione aperta delle emozioni, mancanza di conflitti importanti etc.

-Storia familiare: ciascuna famiglia articola, nel corso della sua esperienza, convinzioni e modalità di risposta agli eventi, ciò determina la storia della famiglia stessa. La reazione della famiglia a precedenti eventi ad alto impatto emotivo e le possibili precedenti esperienze di perdita influenzano il modo di risposta del congiunto sano alla malattia. La situazione è più complicata se la storia familiare è costellata da perdite e lutti per cancro, poiché più difficile risulterà la gestione delle problematiche e dei cambiamenti legati alla malattia. Un ulteriore fattore favorente la comparsa di disturbi dell’adattamento alla neoplasia è la presenza di problemi psicopatologici individuali e/o familiari quali crisi, discordie nella coppia, modelli comunicativi disfunzionali etc.

-Variabili culturali e supporto sociale: le variabili culturali (popolazione d’origine, costumi e tradizioni, religione) influenzano lo stile comunicativo all’interno della famiglia, l’adattamento al cancro, la relazione con lo staff e le istituzioni. Studi sul supporto sociale hanno da tempo sottolineato come la possibilità di ricevere aiuto dalle relazioni interpersonali faciliti il superamento delle difficoltà collegate agli eventi stressanti. Il supporto che i familiari percepiscono dalle strutture oncologiche e dei servizi sanitari rappresenta dunque una variabile importante, che implica una maggiore attenzione al significato affettivo, informativo e pratico che assume la relazione tra staff e famiglia.

La psiconcologia un aiuto per tutti

La Psiconcologia: un aiuto per tutti

La Psiconcologia non si limita ad assistere i pazienti malati ma si occupa anche dei loro familiari, degli amici e dei medici che lavorano nei reparti oncologici. Questi sono luoghi che possono minare la sensibilità degli operatori sanitari in genere, che ricorrono spesso al distacco emotivo per non essere troppo turbati dai casi clinici che prendono in cura. Ma il legame medico-paziente è di vitale importanza nel percorso terapeutico, risulta quindi necessario che lo specialista non alzi nessuna barriera difensiva nei confronti della malattia e del malato. In questi casi, la Psiconcologia viene in aiuto per mantenere una soglia del dolore emotivo accettabile in grado di mantenere un legame forte sia a livello pratico che empatico.    L’Istituto Superiore di sanità organizza ogni anno un Piano oncologico nazionale atto a studiare le strategie migliori per la prevenzione, la terapia e la ricerca sull’ argomento.  Le conseguenze della malattia dal punto di vista sociale e psicologico, il ruolo dei fattori psicologici nella prevenzione e nella terapia: il cancro è una malattia che pone l’individuo davanti a grandi ostacoli, i quali metterebbero a dura prova la forza d’animo di chiunque. Grazie ad un aiuto psicologico specifico è possibile non soccombere emotivamente ad una patologia che, nonostante sia tra le più pericolose, non sempre è mortale. Confidare nella scienza e lottare sia fisicamente che mentalmente è importante. Ammettere di non farcela da soli è umano, puoi chiedere aiuto se ne senti il bisogno. 

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